Silvestro Montanaro: LA MORSA

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Sapeste quante volte in questi anni ho guardato il telefono. Nel mondo accadevano tante cose, le avrei potute raccontare. Ne avevo l’esperienza e le capacità, anche per quelle più difficili e pericolose. Ho sempre frequentato luoghi di crisi e di guerra, di ingiustizia e ferocia del potere, mai i salotti, e so come districarmi e tornare a casa con il mio racconto e la mia storia. Il telefono, però, non ha mai squillato…Nessuno, dopo che ho “lasciato” la Rai mi ha più chiamato. Neanche avessi la lebbra…
E’ la morsa. Un meccanismo gelatinoso e subdolo, violento e mafioso che in Italia colpisce ogni forma di diversità ed infedeltà. Anche i giornalisti, ovviamente quelli scomodi ed infedeli ed io lo sono sempre stato. L’unica fedeltà che ho sempre vissuto è stata quella alla verità e al pubblico dei miei racconti. E chi lo chiama in questo paese un tipo del genere?
Tocca a Milena. Ci conosciamo da una vita e non sempre ne ho condiviso scelte e stile di narrazione. Specie negli ultimi tempi per certe sue posizioni sull’immigrazione o per l’aver abbandonato al suo destino uno dei suoi migliori collaboratori. Tutti abbiamo difetti, io per primo e tanti. Certo è che MIlena è una collega che appartiene alla brutta e feconda razza dei giornalisti scomodi. Razza in estinzione a partire, ed è il dato più scandaloso e preoccupante, dal servizio pubblico. La televisione fatta con i soldi, ora in bolletta, dei cittadini e per i cittadini, non ama le verità scomode. Ha allergia per l’inchiesta e l’approfondimento caparbio e fatto di nomi e cognomi. E li strangola. Lentamente. Un calvario lungo, fino a quando non ce la fai più e vai via.
Quanto accade in queste ore è una vergogna. Una vergogna che con onestà, devo dirlo, è sulle coscienze dei tanti che per un pò protesteranno, poi pian piano dimenticheranno. Lo spettacolo continua…e la democrazia, la verità, vanno a farsi benedire!
La Rai è di tutti noi. E’ nostro dovere liberarla.

Silvestro Montanaro